Nonostante tutto
Siamo alla fine di questo “Annus horribilis” ed è
tempo di fare un consuntivo delle vicende che hanno sconvolto il nostro modello
di vita e di società.
I Partiti, sui quali si fonda il nostro ordinamento
rappresentativo Democratico e Costituzionale, hanno dimostrato un’incapacità di
comprendere tempestivamente il rischio di precipitare nel baratro
dell’antipolitica.
La destra, attuale maggioranza parlamentare, ha favorito le difese
personali del suo “imprenditore padrone” a scapito della difesa degli interessi
globali della comunità nazionale.
La Lega, che soleva definirsi “Movimento antisistema e di lotta” è
stati saldamente al governo per gli ultimi quattro anni e incollati alle
poltrone romane per gli ultimi otto anni su dieci e mentre erano seduti su
quelle poltrone, non sembravano guerrieri padani.
L’opposizione (non dico: la sinistra, poiché è difficile
differenziarla) ha dimostrato ancora una volta la mancanza di compattezza nella
visione di obiettivi progressisti comuni, senza dare speranze di cambiamento
rispetto alla “conservazione” di un passato economico - ideologico, superato
anche storicamente.
L’incapacità etica e morale, dimostrata da molti rappresentanti,
amministratori e politici di tutti i Partiti, con innumerevoli e intollerabili
“scandali” denunciati dalla Magistratura, ha scosso in senso negativo la
pubblica opinione alimentando la disaffezione e la diffidenza verso la classe
politica di casa nostra.
La crisi economica, facilmente prevedibile con una più attenta
valutazione, ha fatto precipitare la situazione ponendo anche l’Italia nelle
condizioni di un Paese non credibile nella panoramica internazionale,
costringendoci a misure eccezionali per le quali tutti i cittadini ne subiscono
gli effetti devastanti.
Paradossale che le responsabilità dell’adozione di tali “misure
eccezionali” sia ora attribuita proprio a coloro che non hanno avuto l’incarico
dell’elettorato a governarci. Chiamati per la dimostrata incapacità degli
“eletti” a provvedere alla “cura dell’ammalato”, sono additati come gli
“untori” ancor prima di aver verificato gli effetti della cura.
Le spinte e le pressioni lobbistiche e corporative hanno iniziato
a suonare i “tam tam” di guerra, il vicino diventa il rivale sul quale
scaricare l’onere del risanamento, il più debole subisce, nel frattempo, e
ingoia l’amara pillola senza alcun supporto difensivo. L’apoteosi
dell’individualismo!
Senza voler addentrarsi nelle dispute accademiche sul “Vulnus
costituzionale” sostenuto da alcune parti e relative all’incarico conferito a
Monti dal Presidente della Repubblica, vorrei semplicemente affermare che la
prudenza abbinata alla risolutezza con cui Napolitano ha affrontato la
difficile situazione meriti la massima stima e condivisione da parte di tutti.
Auguriamoci sia stato sufficiente, nonostante tutto.
Pubblicato il 21 dicembre 2011
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Chiaro e scuro: commenti a caldo sulla manovra “Salva Italia”.
Premesso
l’apprezzamento al Presidente del Consiglio e ai suoi Ministri per l’esemplare
gesto di rinuncia degli emolumenti derivanti dalle loro cariche istituzionali,
intravvedo un timido tentativo nell’affrontare il problema delle “spese della
politica”. Ritengo insufficienti le iniziative previste per l’eliminazione
delle Giunte Provinciali, di alcuni Enti inutili (quali ?), la riduzione dei
Consiglieri Provinciali e la gratuità delle prestazioni in alcuni Enti elettivi
secondari. Il vero problema, difficile da toccare considerata la “mannaia”
parlamentare cui dovrà sottostare la manovra, era quello di rivedere
drasticamente il contributo finanziario ai partiti, ai loro apparati e alle
loro emissioni editoriali.
L’atto “eroico” di
Monti e dei suoi Ministri, come ho affermato, è encomiabile, ma l’Italia non ha
bisogno di “eroi” ma di gente normale che ritiene il “bene comune” prioritario
rispetto ai propri interessi. Le lacrime della Fornero,
ancorché sincere e commoventi non cancellano l’odioso ricorso alle piccole e
attese risorse dei pensionati.
Ma forse questa è
“utopia”.
Altri provvedimenti,
quali ad esempio la riduzione del numero dei Parlamentari, essendo di materia
costituzionale, non avrebbero inciso nell’immediato sul recupero di “denaro”
utile alla ripresa economica del nostro Paese. Avrebbe potuto essere un annuncio
di principio, utile forse ad addolcire il “calice amaro” che o cittadini sono
obbligati a sorbire ma sarebbe stato sicuramente tacciato di “ facile demagogia
populistica”.
Detto ciò, passiamo a
commentare gli altri principali provvedimenti contenuti nel Decreto.
Sul versante
dell’equità, ritengo insufficiente il capitolo riguardante le nuove imposte su
alcuni beni di lusso. La tassa sugli elicotteri e sugli aerei privati mi pare
quantomeno “ridicola”, non tanto per “l’imposizione” quanto per il numero di
soggetti proprietari di tali beni. Solo il fatto di possedere un’imbarcazione
superiore ai sette metri, un elicottero o un aereo privato giustificherebbe un
corrispettivo “sforzo” nel contribuire finanziariamente ed equamente a quanto
già danno le fasce medio basse dei cittadini italiani.
L’ulteriore aumento
d’imposta dell’uno virgola cinque percento sui capitali scudati (rientrati
dall’estero recentemente e tassati al cinque percento), mi pare una sonora
presa in giro per le persone oneste che hanno sempre pagato le tasse dovute
senza sconti e senza “scudi”.
Per il sistema
pensionistico, facile valvola di sfogo dei Governi di centro destra, ritengo
comprensibile un adeguamento alle norme europee di pensionamento, ovviamente
calibrate negli anni e salvaguardando i diritti dei “lavori usuranti”. Il
blocco totale del recupero dell’inflazione per gli importi superiori ai mille
euro mi par, al contrario, un ulteriore “impoverimento” del potere d’acquisto
che si ripercuoterà sul commercio dei beni essenziali. L’impatto, forse più
emotivo che concreto, sul versante sociale porterà ancora una volta i
pensionati definirsi le “vittime sacrificali” di un sistema iniquo e vessatorio.
La reintroduzione
della tassa sulla prima casa è un provvedimento che “ripara”, in un certo
senso, alla facile demagogia del Governo Berlusconi. Se da un lato era vero che
toglieva una “tassa” da un lato, obbligava le Amministrazioni locali a trovare
in altre tasse o tributi il corrispettivo di entrate, fatta salva la riduzione
dei “Servizi” erogati. In questo caso “l’equità” dovrebbe consistere nel
tassare il “patrimonio edilizio” costituito da migliaia di appartamenti sfitti,
investimenti fatti con denaro di dubbia provenienza che in questi anni hanno
stravolto il tessuto ambientale del nostro paese e alimentato speculazioni e
malgoverno locale.
Infine, per non
tenerla lunga, un cenno su un problema che sostengo da tempo: l’eliminazione
delle speculazioni borsistiche. Ho apprezzato e condiviso l’intenzione di
sostenere in ambito comunitario la necessità di “tassare fortemente” le
speculazioni “allo scoperto” fatte dai grossi investitori che “drogano” le
Borse europee. Un deciso e comune intervento U.E. potrebbe porre fine a questo
disonesto metodo di arricchimento di pochi a danno dei milioni di piccoli
investitori che cercano di salvare il patrimonio accumulato con anni di lavoro
e di sacrifici.
Un ultimo appunto sul
contributo alla salvezza dell'Italia: manca il contributo dei "beni
vaticani". Non vorrei passare per l'intransigente
"anticlericale" di turno, ma gli edifici di culto e quelli utilizzati
per altri scopi devono essere identificati e sottoposti all'identico
trattamento fiscale dei "beni privati". Non sono un esperto di
rapporti concordatari, ma questo problema non può essere continuamente ignorato
da uno Stato Laico quale pretendiamo di essere.
Tuttavia, tra tutto
lo “scuro” o semiscuro cui ho accennato, e con un briciolo di ottimismo, vedo
un barlume in fondo al tunnel: le buone intenzioni dichiarate dal Presidente
del Consiglio. Questa era un percorso obbligato dalla grave situazione
contingente e altrettanto obbligati erano i provvedimenti urgenti (da far cassa
intendiamo) da approvare. Per un giudizio più approfondito, attendiamo il
miglioramento della situazione politico economica e i successivi interventi del
Governo.
Un atto di fiducia
Monti se lo merita.
Alla prossima
Pubblicato il 5 dicembre 2011
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Occhio al deragliamento
L’attuale fase politica con “manovre” che
s’inseguono, nascono, durano lo spazio di poche ore e poi… spariscono,
sostituite da altre sempre più improbabili e sempre meno condivise.
Pare di assistere a uno spettacolo da “scalo
merci” che appronta un convoglio militare da inviare al “fronte”.
Si deve decidere quali vagoni agganciare al locomotore, ognuno con materiale diverso, con tanti capi stazione e agganciatori che discutono, ciascuno con idee diverse, come comporre il convoglio.
Armi leggere, munizioni, artiglieria pesante, blindati, generi di prima necessità?
Il “fronte” attende, nello scalo merci si discute.
Il nemico (la speculazione e l’inflazione) avanza, i difensori (lavoratori, pensionati, sindaci, ecc.) attendono con ansia le risorse necessarie per fronteggiare il pericolo, ma allo “scalo merci” si discute.
Così il convoglio in allestimento continua ad andare avanti e indietro agganciando o sganciando, di volta in volta, vagoni sempre più mezzo vuoti, inutili se non addirittura inutilizzabili.
Ricorderete, almeno i meno giovani, quando in Russia alle nostre truppe arrivarono divise da deserto, mentre in Libia abbondarono calzini di lana, guanti felpati e liquido antigelo !
Il vagone dei “piccoli comuni” è mezzo vuoto, quello del “contributo di solidarietà” è stato addirittura staccato, quello dei pensionati, come il solito è stato riempito da norme penalizzanti per i pochi che ormai “difendono con strenuo valore” il fronte degli aggressori.
Non si capisce su quale binario deve incamminare il “convoglio”; tra mini avanzate e repentini dietro front la situazione diventa ogni minuto più caotica e ingovernabile. Ciascuno dichiara che la predisposizione del convoglio è “stabilità”, che la linea di marcia è concordata ma… il convoglio non si muove.
Si deve decidere quali vagoni agganciare al locomotore, ognuno con materiale diverso, con tanti capi stazione e agganciatori che discutono, ciascuno con idee diverse, come comporre il convoglio.
Armi leggere, munizioni, artiglieria pesante, blindati, generi di prima necessità?
Il “fronte” attende, nello scalo merci si discute.
Il nemico (la speculazione e l’inflazione) avanza, i difensori (lavoratori, pensionati, sindaci, ecc.) attendono con ansia le risorse necessarie per fronteggiare il pericolo, ma allo “scalo merci” si discute.
Così il convoglio in allestimento continua ad andare avanti e indietro agganciando o sganciando, di volta in volta, vagoni sempre più mezzo vuoti, inutili se non addirittura inutilizzabili.
Ricorderete, almeno i meno giovani, quando in Russia alle nostre truppe arrivarono divise da deserto, mentre in Libia abbondarono calzini di lana, guanti felpati e liquido antigelo !
Il vagone dei “piccoli comuni” è mezzo vuoto, quello del “contributo di solidarietà” è stato addirittura staccato, quello dei pensionati, come il solito è stato riempito da norme penalizzanti per i pochi che ormai “difendono con strenuo valore” il fronte degli aggressori.
Non si capisce su quale binario deve incamminare il “convoglio”; tra mini avanzate e repentini dietro front la situazione diventa ogni minuto più caotica e ingovernabile. Ciascuno dichiara che la predisposizione del convoglio è “stabilità”, che la linea di marcia è concordata ma… il convoglio non si muove.
Nella “sala manovre”, gli ordini e contrordini si
susseguono, la posizione degli “scambi” viene modificata continuamente creando
confusione e incomprensioni.
Intanto sul “fronte” giorno dopo giorno si perdono posizioni, le vittime aumentano e il morale scende a livelli di “disfatta”.
Nello “scalo merci” la diatriba prosegue con il rischio che il continuo – avanti e indietro – causi un deragliamento con le previste conseguenze.
Al prossimo “capo stazione” il compito di avere idee chiare sulla composizione del “convoglio” e sulla “linea” sulla quale avviarsi. Un semplice interrogativo: “Arriverà in tempo a evitare la disfatta?”
Auguri.
Intanto sul “fronte” giorno dopo giorno si perdono posizioni, le vittime aumentano e il morale scende a livelli di “disfatta”.
Nello “scalo merci” la diatriba prosegue con il rischio che il continuo – avanti e indietro – causi un deragliamento con le previste conseguenze.
Al prossimo “capo stazione” il compito di avere idee chiare sulla composizione del “convoglio” e sulla “linea” sulla quale avviarsi. Un semplice interrogativo: “Arriverà in tempo a evitare la disfatta?”
Auguri.
Pubblicato il 31 agosto 2011
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Slogan e folklore della “Lega”
Dapprima furono: Secessione e Roma Ladrona. In
seguito ridimensionate o, addirittura contraddette.
Ma partiamo da un dato storico incontrovertibile.
L’Italia, sia al nord quanto al sud, fu terra di conquista per centinaia
d’anni. Al nord popolazioni barbariche centro europee, spagnole, francesi,
lanzichenecchi, e altre ancora “imbastardirono” gli autoctoni a loro volta di
origine gallica.
Al sud invasioni greche, normanne e, in seguito,
arabe, e spagnole crearono un “misto mare”, tuttora visibile nella cultura,
nell’architettura e nelle tradizioni locali.
Parlare al nord di “razza padana” significa
certificare l’origine incerta e plurietnica degli attuali discendenti.
Quanto alla “Nazione Padana”, inesistente
storicamente, culturalmente e linguisticamente, significa mistificare una
discendenza “meticcia” non certamente paragonabile ad altre etnie indo europee.
La “secessione”, usata come grimaldello per
distinguere la proverbiale laboriosità “nordica” dal temperamento mediterraneo
del sud, era, e rimane, una contraddizione in termini con la spinta europeista
che ormai ha conquistato altri Paesi ben più “fondamentalmente nazionalisti”
del nostro.
In seguito allo slogan “Secessione”nasce il
Progetto delle “regioni autonome del Nord”. A tutt’oggi le uniche, previste
dalla Costituzione, sono il Trentino Alto Adige e la Valle d’Aosta, Delle altre
nessuna modifica…altra “bufala”!
Quanto a “Roma Ladrona”, il coinvolgimento dei
rappresentanti della Lega nella gestione dei Governi nazionali, dal 1994 a
oggi, senza che il “centralismo ministeriale romano” abbia subito sostanziali
modifiche nel tempo, spiega, qualora ce ne fosse bisogno, la complicità della
Lega nel mantenere artatamente un sistema che offre loro l’opportunità di
contrattare, di volta in volta, alcune piccole e insignificanti concessioni più
propagandistiche che concrete.
Dalla “Secessione” sono passati al “federalismo”,
concetto istituzionale importante ma che deve essere declinato con la vera e
concreta attuazione di norme che depotenzino il “centralismo” aumentando
contestualmente il “potere decisionale” locale.
Altrettanto contestuale deve essere la
semplificazione delle “strutture amministrative” locali (le province?), e gli
Enti prolissi e territorialmente insignificanti. Ma questo significa
l’eliminazione di Presidenze, giunte, Consigli di Amministrazione ormai
occupati, almeno al nord, dai nostri leghisti e, pertanto, poco “digeribili”.
L’ultima “trovata” propagandistica, lo
spostamento di alcuni Ministeri al Nord, non trova giustificazioni decisionali,
burocratiche e occupazionali. Al contrario, anche in questo caso, ben che vada,
vi saranno uffici di rappresentanza, senza alcuna concreta efficacia ed efficienza
nei confronti dei “cittadini padani”. Solo aumento di costi (affitto e
funzionari che peseranno sulle tasche di tutti gli Italiani. Economicamente e
burocraticamente “inutili”, passacarte in buona sostanza, ruolo che potrebbe
essere tranquillamente svolto dalle Regioni.
Che cosa rimane ?
I riti dell’”Ampolla" delle acque del Po,
raccolta alle pendici del Monviso; il travasamento delle acque dell’ampolla
nella laguna di Venezia.
I matrimoni padani, all’ombra d’inesistenti
tradizioni “celtiche”. Il rito delle Assemblee di Pontida, vietate alla
contestazione e pedissequamente asservite all’immagine del “Boss”. I copricapo
“cornuti” e carnevaleschi dei “fidi”.
Suvvia, lasciando perdere le folkloristiche
espressioni di Borghezio & Co, cosa possiamo ulteriormente dire:
Lega, un Movimento (diventato Partito) dipendente
finanziariamente dal suo “Amministratore Delegato” Silvio Berlusconi, al quale
ha fornito gli strumenti per evitare le “leggi” e le relative conseguenze,
ottenendo vantaggi politici di facciata ma che non hanno sinora inciso
concretamente sul “cittadino”.
Al contrario, il “Patto di stabilità” punisce in
modo indifferente Amministrazioni “virtuose” (al nord in buona parte
amministrate dagli stessi leghisti) e Amministrazioni disastrose, mafiose e
incompetenti. La conclusione che i Comuni oltre a vedersi tagliati i
trasferimenti dallo Stato, sono costrette a diminuire o mantenere con nuove
tassazioni locali i Servizi ai quali sono preposte.
Ma allora perché continuare a sostenere un
Governo che toglie con la mano destra e impone recuperi finanziari locali con
la mano sinistra.
Quando i “cari leghisti” lo capiranno, sarà
troppo tardi. Hanno tradito i “principi” del Movimento, hanno ipotecato la loro
esistenza sulle fortune di un “imbonitore” assorto unicamente nella tutela dei
propri interessi e, inevitabilmente, ne condividono fortune e disgrazie.
Dopo la “fortuna” è arrivato il momento della
“disgrazia”, alla faccia delle intenzioni iniziali.
Sic transit gloria mundi!
Pubblicato il 20 giugno 2011
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Unione Europea: se ci sei batti un colpo.
La recente e attuale crisi mediterranea, con le
rivolte in Tunisia, Egitto, Libia e altri paesi medio orientali, ha
evidenziato, quasi ce ne fosse bisogno, i limiti della “coesione” e della
“solidarietà” dell’Unione Europea.
L’ambigua risoluzione del Consiglio di Scurezza
dell’ONU, le nostalgie di “primariato” della Francia e le confuse
determinazioni assunte dai Capi di Stato dei “volonterosi” riuniti recentemente
a Parigi, hanno posto l’accento ed evidenziato le difficoltà che, i
“nazionalismi” ancora presenti, vincolano i rapporti tra le Nazioni che
vorrebbero e dovrebbero costituire gli “Stati Uniti d’Europa”.
Ancora maggiori sono le “amnesie” relative alla
solidarietà tra i membri dell’UE a proposito del previsto esodo di profughi dai
Paesi mediterranei in preda al disastro economico e militare che li attanaglia.
Era ampiamente previsto che un’ondata migratoria
avrebbe investito le coste mediterranee dell’Europa. Era ampiamente previsto e
pubblicizzato che l’Italia, giacché Paese più vicino al continente africano,
avrebbe dovuto sopportare tal esodo.
Le principali nazioni che hanno concordato e
avviato l’azione bellica sulla Libia erano consapevoli di ciò che avrebbe
scatenato e, nonostante questa consapevolezza, non hanno progettato nulla che
si occupasse di quest’aspetto, lasciando sulle spalle dell’Italia l’onere e
“l’onore” di essere l’unico Paese Europeo a sopportarne le conseguenze.
Fatta salva l’impreparazione del nostro Governo a
un evento pubblicizzato da oltre un mese (si cercano ancor oggi le strutture
dove ospitare i profughi), è altrettanto evidente che non esiste alcuna
intenzione da parte degli altri partners europei di condividere economicamente
e organizzativamente il problema.
In buona sostanza l’Unione Europea ha dimostrato
di basarsi unicamente sugli aspetti “economici e finanziari”, tralasciando
quelli “politici e rappresentativi”.
L’insistenza a mantenere le diplomazie e la
“politica estera” sotto tutela delle singole nazioni rende zoppa e asmatica la
vera e concreta realizzazione del sogno dei padri fondatori: fare dell’Europa
una concreta alternativa al predominio (spesso imbarazzante) nord
americano.
Pubblicato il 25 marzo 2011
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Il duplice significato di ‘ignoranza’
Leggo testualmente dal vocabolario della lingua
italiana di Nicola Zingarelli:
-
Condizione di chi non sa, non conosce, non ha avuto notizia di determinati
fatti, avvenimenti e simili;
-
Rozzezza, o zoticaggine.
Pertanto chi è apostrofato con il termine
“ignorante” più che offendersi dovrebbe consultare il vocabolario e riflettere quale
delle due “definizioni” sono maggiormente appropriate.
E’ altresì vero che non sempre chi scrive o parla
usa correttamente i termini dell’Accademia della Crusca, ma anche chi legge o
ascolta corre lo stesso rischio, interpretando termini “corretti” come “offese
personali”.
Citerò solo due esemplificazioni di “ignoranza”,
che, sempre secondo lo Zingarelli, sono da considersi irreprensibili e
puntuali:
Il primo: alcune settimane orsono, lo scrittore
Saviano” in una trasmissione televisiva denunciava pubblicamente
l’infiltrazione mafiosa anche nell’Italia settentrionale e specificatamente
nella Lombardia. Il Ministro Maroni, con l’incarico di responsabile della
Pubblica Sicurezza, reclamava il diritto di replica sostenendo che le
affermazioni di Saviano erano gravi e non sufficientemente supportate da
“prove”.
Pochi giorni dopo tale trasmissione, il
responsabile nazionale dell’Antimafia non solo convalidava le affermazioni
dello scrittore ma presentava altri elementi preoccupanti che il signor
Ministro avrebbe dovuto conoscere e contrastare.
Nella polemica che ne è seguita molti hanno
definito il Ministro Maroni “ignorante”: penso che solo lui debba scegliere tra
le due definizioni quale gli calza meglio!
Il secondo: sempre riferito alla criminalità
organizzata presente in Lombardia e, a detta sempre della Commissione
Antimafia, Bergamo figura tra le prime città con il maggior tasso di presenza
delle organizzazioni mafiose.
In un’intervista rilasciate a un Quotidiano
locale il Presidente della Provincia di Bergamo, tal Pirovano sodale di Maroni,
affermava: «'Ndrangheta a Bergamo? Mai vista una coppola' - "Nei miei due
anni di presidenza posso dire di non aver mai avuto contatti con infiltrazioni
di stampo mafioso"».
Credo che il termine di “ignorante” gli si
addica, lasciando sempre a lui la scelta quale delle due definizioni in
apertura meglio si addice alle sue dichiarazioni.
Non credo che la “Ndrangheta” possa passeggiare
bardata di coppola e lupara, ma è sufficiente verificare gli investimenti
edilizi che, in tempi di crisi economica e finanziaria, continuano imperterriti
anche nella nostra città.
Allora ripetiamo:
-
Condizione di chi non sa, non
conosce, non ha avuto notizia di determinati fatti, avvenimenti e simili;
-
O rozzezza, o zoticaggine.
pubblicata il giorno lunedì 14 marzo 2011
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La leggerezza degli 'ideali'.
Sono sempre più meravigliato dalla
leggerezza con cui i partiti modificano i propri “ideali”, fondamento della
loro stessa nascita ed esistenza.
Alcuni punti fondamentali che li distinguevano
l’uno dall’altro e dai quali scaturiva l’adesione anche elettorale, sono
diventati “optional” e, in molti casi, completamente dimenticati e
ribaltati.
In ogni democrazia ho sempre visto una giusta
contrapposizione tra “destra” e “sinistra”, conservatori e progressisti con
differenti visioni dello Stato e della Società.
IL “bizantinismo” della politica italiana ha
sovvertito, mescolato, ridotto in “ricordo obsolescente” tale distinzione con
giustificazioni irrisorie e strumentali .
Avreste mai pensato a una proposta di alleanza
tra sinistra ex comunista e destra ex fascista (avanzata da esponenti del PD e
irrisa da Fini)?
Avreste mai immaginato i socialisti, sia pure nei
loro diversi “abiti”, allearsi e condividere la gestione dello Stato con i
nuovi forzisti di Storace?
Avreste mai pensato che i “Laici repubblicani”,
eredi di quel partito che fu di Mazzini prima che di Ugo La Malfa, Visentini,
Gualtieri, potesse mettersi al servizio di un Silvio Berlusconi, faccendiere e
palazzinaro super miliardario. Un partito che aveva nel “Dna” la cogestione dei
lavoratori nelle fabbriche, le case del popolo, l’etica laica e politica di
Lussu, Calamandrei e Leo Valiani! E dopo il recente dibattito congressuale
decidessero di allearsi (in futuro) con il “terzo polo” composto dai “talebani”
democristiani e dai “finiani”.
Gli esponenti dei partiti si lamentano che tra
l’elettorato serpeggia la disaffezione per la politica, per la partecipazione
alla gestione della “Res pubblica”, e non si rendono conto che sono loro i
principali motivi dello smarrimento dei cittadini e del loro rifiuto al
coinvolgimento.
Mentre nel nostro Paese si discute sui pro e
contro del sistema elettorale (maggioritario – proporzionale – semi
proporzionale – alla francese – alla tedesca) non ci si accorge che non sono le
modalità elettorali a dare la possibilità di scelta al cittadino, bensì la
coerenza con cui le forze politiche si presentano.
Sino a quando mancherà la “chiarezza” e la
“coerenza” dei partiti politici la forbice, che separa l’opinione pubblica
dalla partecipazione politica diverrà sempre più ampia e preoccupante a
vantaggio degli “imbonitori” venditori di un paradiso che non esiste !
pubblicata il giorno mercoledì 9 marzo 2011
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Protesta precaria
Quattro milioni di precari e i relativi otto
milioni di genitori avrebbero dovuto invadere oggi, 9 aprile 2011, tutte le
piazze d’Italia per protestare contro una situazione che non permette loro di
avere un futuro “certo”. Quattro milioni di giovani e meno giovani che non si
possono permettere la costituzione di una famiglia e quattro milioni di
famiglie che non riescono a vedere i loro figli intraprendere la strada del
lavoro e dell’autonomia.
Mi sarei aspettato piazze stracolme, giovani e
genitori infuriati, esasperati dal “conflitto quotidiano” sulla sopravvivenza,
genitori stanchi di vedere i propri figli diplomati e laureati barcamenarsi nel
mondo “schiavista” del precariato, senza alcuna tutela previdenziale e
sanitaria.
Si, e pur vero che in qualche città importante
qualche migliaio di persone hanno sfilato e urlato il loro disagio, ma il
panorama complessivo era abbastanza “desolante”. E’ altrettanto vero che da
qualche intervista si sono levate proteste per gli stipendi da fame che costoro
percepiscono, accompagnati da qualche nonno animato ancora da qualche vecchio
ricordo delle “proteste operaie” degli anni sessanta; ma gli altri dov’erano ?
Al bar a degustare l’Happy hours del sabato? Nelle Agenzie turistiche a
prenotare l’weekend pasquale (da fonti di Agenzie giornalistiche prenotazioni
aumentate del 20 % rispetto allo scorso anno) ?
Questa è la nostra Italia, che mugugna, tifa per
le “rivoluzioni” arabe del mediterraneo ma che non è capace nemmeno di scendere
in piazza pacificamente per chiedere maggior giustizia e maggior riconoscimento
dei propri diritti costituzionali.
Articolo 1 : L’Italia è una repubblica fondata
sul lavoro.
Potremmo chiedere di modificarlo:
L’Italia è una repubblica fondata sul precariato
!
Pubblicato il 4 marzo 2011
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La politica - termine spregevole ?
Nell’immaginario ormai comune, far politica ha
assunto il significato spregevole di “sporcarsi le mani” e rimestare nella
palude della “partitocrazia”.Vorrei smitizzare questo “sillogismo”, diffuso e
spiegarne le motivazioni.
Cosa significa far politica
“La prima definizione di "politica"
(dal greco πολιτικος, politikós) risale ad Aristotele ed è legata al termine
"polis", che in greco significa la città, la comunità dei cittadini;
politica, secondo il filosofo ateniese, significava l'amministrazione della
"polis" per il bene di tutti, la determinazione di uno spazio
pubblico al quale tutti i cittadini partecipano. Altre definizioni, che si
basano su aspetti peculiari della politica, sono state date da numerosi
teorici: per Max Weber la politica non è che aspirazione al potere e monopolio
legittimo dell'uso della forza; per David Easton essa è l’allocazione di valori
imperativi (cioè di decisioni) nell'ambito di una comunità; per Giovanni
Sartori la politica è la sfera delle decisioni collettive sovrane.
Al di là delle definizioni, la politica in senso
generale, riguardante "tutti" i soggetti facenti parte di una
società, e non esclusivamente chi fa politica attiva, ovvero opera nelle
strutture deputate a determinarla, la politica è l'occuparsi in qualche modo di
come viene gestito lo stato o sue substrutture territoriali. In tal senso
"fa politica" anche chi, subendone effetti negativi ad opera di
coloro che ne sono istituzionalmente investiti, scende in piazza per
protestare.”
Chi e quando si fa politica
Traducendo in parole semplici la “filosofia”, far
politica significa “fare delle scelte” e tali scelte tutti noi ne facciamo
quotidianamente.
Fa politica la massaia quando esce a far spese,
scegliendo il prodotto che meglio si addice alle sue capacità economiche,
sceglie lo studente quando invoca una scuola migliore, sceglie il pendolare
quando chiede servizi adeguati alle sue necessità lavorative, sceglie il
cittadino quando protesta per opere o servizi trascurati o inefficienti.
Sceglie l’elettore quando appone la sua preferenza su questo o su quel
candidato che, secondo il suo parere, lo rappresenta al meglio.
In poche parole, tutti facciamo politica senza
accorgersi e senza appartenere a un Partito specifico, Questa è la politica “in
prima persona”, quella del “mi riguarda” di don Milani contro la delega e il
professionismo politico.
Se condividiamo queste considerazioni, significa
ritenerci tutti “corresponsabili” della nostra attuale società, delle
scelte sbagliate che abbiamo fatto e che non dovremmo ripetere, del futuro che
attende i nostri figli e nipoti. Abbiamo il dovere di scuoterci dal torpore e
dalla distrazione che spesso ci avvolge e interpretare il nostro ruolo con
maggior senso di responsabilità.
Riflettiamo sull’immensa forza che abbiamo,
facendo sentire la nostra voce, oltre che un dovere è un diritto:
esercitiamolo.
Per questo non vogliamo che il nostro Blog sia
ritenuto “apolitico”. Riteniamo che le nostre scelte siano nell’interesse dei
cittadini.
pubblicato il giorno lunedì 31 gennaio 2011
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Uomini e bestie
Quando accadono questi tragici episodi, il
"gergo" comune li identifica come "fatti bestiali". ciò non
corrisponde alla verità.
Le bestie, gli animali, uccidono le loro prede
solo per un istinto di sopravvivenza, per la continuità della loro specie, mai
per odio, per lussuria, libidine, possesso.
Gli animali difendono il loro territorio, la loro
progenie, il diritto a continuare la loro esistenza e trasmetterla ai loro
"eredi".
L'uomo, al contrario, uccide per esaudire i suoi
più abbietti istinti, per soddisfare le sue passioni, per avere ciò che
ossessionatamente desidera.
Molti addebitano questi "istinti" non
repressi a una mancanza di "cultura"; anche questa giustificazione mi
pare superficiale quando assistiamo a misfatti compiuti da persone con gradi d'istruzione
e di cultura elevata e, teoricamente, sufficienti per essere in grado di
distinguere il "bene dal male”.
Anche la "religiosità" di un individuo
non basta per renderlo "immune". Abbiamo avuto esempi non solo
nell'arco della storia dell'umanità ma anche in epoca contemporanea.
Non "offendiamo" le bestie, sono di
gran lunga migliori del genere umano.
Dobbiamo avere il coraggio di considerarci
l'unica specie animale che non rispetta i propri simili.
Gli intrusi su questa terra siamo noi !
Pubblicato il 5 gennaio 2011
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Destra, Sinistra, Laici
Tre aggettivi sostantivati per definire, a grandi
linee, le aree politiche italiane.
Il centro-destra, dal punto di vista
politologico, si riferisce all'unione del centro e della destra politica e
dunque a schieramenti politici di orientamento prevalentemente democristiano,
conservatore e liberale. Oggi il PPE è il principale partito del centro-destra
europeo e si propone come riferimento unico per tutti i democristiani e i
conservatori europei. Aderiscono al PPE, tra gli altri, i principali partiti di
centro-destra di Germania, Italia, Spagna, Francia e Polonia: l'Unione
Cristiano-Democratica, Il Popolo della Libertà, il Partito Popolare, l'Unione
per un Movimento Popolare e Piattaforma Civica.
Per centro-sinistra s'intende una posizione
politica nata dall'alleanza di partiti della Sinistra con formazioni politiche
di centro. Le ideologie di riferimento sono socialdemocrazia, socialismo
democratico, liberalismo sociale, progressismo, cristianesimo sociale e la
cosiddetta terza via. I partiti socialdemocratici d'Europa si sono riuniti nel
1992 nel Partito del Socialismo Europeo, mentre alcuni partiti di stampo
cristiano-sociale si sono uniti con altri partiti politici di centro-sinistra,
fondando il Partito Democratico Europeo nel 2004.
Questo soggetto politico centrista ha stretto
solidi rapporti sia con il PSE che con i liberali dell'ELDR. Con questi ultimi
il PDE ha formato il gruppo parlamentare Alleanza dei Liberali e Democratici
per l'Europa.
Nel linguaggio politico il laico è chi propende
per una netta separazione della vita delle istituzioni dall'influenza delle
confessioni religiose, ossia per indicare chi si ispira ai valori della
laicità. Per estensione laico è anche chi desidera una minore influenza delle
confessioni religiose nella società. Laico è anche una persona priva di
pregiudizi. Ragionare laicamente è un’espressione usata per indicare un
ragionamento che non parte da presupposti aprioristici e non sfocia in prese di
posizione immodificabili.
I posizionamenti Italiani non si discostano molto
da quelli in campo Europeo, salvo alcune frange di partiti minori che hanno
ritenuto opportuno privilegiare la loro rappresentanza parlamentare alle
idealità che formano e aggregano le grandi coalizioni europee. Ci riferiamo in
particolare alle diaspore Socialiste, Repubblicane e Liberali, dimentichi della
loro storia e tradizione centenarie.
Ma proprio queste tre "diaspore" sono
le principali responsabili del mancato coinvolgimento determinante dei
"laici" nella vita politica del Paese.
Asserviti ora all'uno, ora all'altro punto di
riferimento del sistema bipolare, hanno in gran parte perso peso politico e
gradimento anche da parte dei ceti culturalmente più aperti e avanzati
italiani.
Le logiche "provinciali" di mantenere
comunque un "vessillo" anziché un "progetto di società"
come segno di riconoscimento, pur apprezzabile dal punto di vista della pura
"testimonianza", non apporta nessun beneficio né alle Organizzazioni
in quanto tali e nemmeno alla rinascita di "epoche storiche" superate
dagli eventi.
Quale strada scegliere ?
Rimanere nella "pura testimonianza" o
gettare i cuori al di la dell'ostacolo e tentare l'impossibile ?
Chiudere la porta in faccia a chi vorrebbe
dialogare o applicare ciò che è riconosciuto ai "laici": laico è
anche una persona priva di pregiudizi. Ragionare laicamente è un’espressione
usata per indicare un ragionamento che non parte da presupposti aprioristici e
non sfocia in prese di posizione immodificabili.
Questo sarà il punto sul quale dovranno
esercitarsi i Repubblicani che aspirano a un futuro delle loro idee e che, se
non risolto, lascerà tutto come prima, con le identiche ambiguità e possibili
ulteriori diaspore.
pubblicato il giorno domenica 2 gennaio 2011
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