Gole profonde e difese d'ufficio
Ho letto l'articolo
riportato in questi giorni dal quotidiano "Corriere della Sera",
relativo alle condizioni economico - finanziarie, e non solo, lasciate dalla
passata amministrazione del PD e la replica del Tesoriere Antonio Misiani .
Fermo restando con
l'opinione che alcuni giornalisti svolgono con superficialità il loro mestiere,
a prescindere, utilizzando "fonti" non sempre attendibili e
verificabili, mi pare che in questo caso vi siano alcuni aspetti della vicenda
che possono sembrare vendette trasversali e poco onorevoli.
In primo luogo Le
"indiscrezioni" raccolte dalla giornalista provengono dall'interno
del PD e non certamente da altri Partiti, sicuramente da qualcuno all'interno
dell'attuale "Amministrazione", secondariamente ulteriori commenti
pubblicati in data odierna da esponenti parlamentari del PD, confermano alcune
anomalie già descritte nell'articolo originale.
Ed é sintomatico che
neppure la lettera di chiarimento, inviata da Misiani, contenente l'ipotesi di
querela nei confronti del Quotidiano, abbia fermato, o quantomeno indotto alla
cautela, la "querelle" in atto.
Conosco personalmente
Antonio Misiani da anni, ho da sempre apprezzato la sua onestà intellettuale e
professionale che non ho motivo di mettere in dubbio, e pur nella mia abituale
"prudenza" nel giudicare fatti e notizie, qualcosa sfugge alla logica
degli avvenimenti.
I bilanci sono da
anni resi pubblici e controllati da Società esterne, pertanto il loro contenuto
dovrebbe essere noto senza difficoltà alcuna. I movimenti del personale
burocratico e amministrativo dovrebbero essere oggetto di discussione e
approvazione non solo da parte del Tesoriere ma altresì del Responsabile
dell'organizzazione e, formalmente, della Segreteria che ne approva i contenuti
e le conseguenti decisioni.
I nuovi Responsabili
dei vari settori, dovrebbero analizzare aver tempo per analizzare, sviscerare
ed eventualmente criticare e/o modificare le situazioni ritenute dubbie.
Il fatto che tutto
appaia sui mass media, prima che se ne discuta negli Organismi preposti,
suscita sospetti su una "preordinata campagna" di discredito del
"vecchio establishment" bersaniano.
E' questo un fatto
"personale" o episodico, oppure è iniziata, tramite canali non
ufficiali, la "purga" dei rottamatori?
Come espresso
all'inizio, preferisco approfondire il contesto e l'origine dell'articolo
rispetto alla paternità della sua estensione, pur con tutta la stima e il
rispetto per chi ne è coinvolto.
Pubblicato il 30 dicembre 2013
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Memoria corta
La vicenda dei due sottufficiali del battaglione San Marco
arrestati, i fucilieri di Marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone.
Oggi 4 novembre si è celebrato il giorno dedicato alle Forze
Armate. Manifestazioni ufficiali in tutta Italia, posa di corone di alloro sui
vari monumenti sparsi nel nostro Paese e un'assordante dimenticanza di due
"persone", desaparecidos da ormai due anni, ritenute fastidiose ai
fini dei nostri rapporti commerciali con l'India e, pertanto e nonostante
Trattati Internazionali, trattenute come ostaggi in oriente.
Mi sarei aspettato
che almeno su FB, libera Agora informatica, qualcuno li ricordasse. Ma anche su
questo episodio, passato il tam tam dei media, è calato il silenzio.
Meglio discutere di
primarie, ricette di cucina, cuori infranti e via discorrendo.
Ah la memoria, quanto
dura poco!
Pubblicato il 4
novembre 2013
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Un Laico al Quirinale ? Non expedit !
La recente vicenda concernente l’elezione del nuovo
Presidente della Repubblica merita alcuni approfondimenti che opinionisti e
osservatori politici si sono ben guardati da evidenziare.
Il Partito Democratico, amleticamente indeciso sulla sua
identità, ha rinunciato definitivamente a essere considerato uno dei principali
difensori della Costituzione e della laicità dello Stato. Rincorrendo il sogno
di poter ripresentare il proprio candidato alla Presidenza del Consiglio, ha
mascherato il rifiuto alla proposta del M5S con l’esigenza di eleggere un
Presidente della Repubblica con una”ampia condivisione”. Eppure Giorgio
Napolitano era stato eletto con una semplice maggioranza pur essendo stato
definito, a suo tempo, un “Comunista al Quirinale”.
Forse oggi a Berlusconi e principalmente ai prelati d’oltre
Tevere, un “comunista”, anziché un “laico”, crea meno imbarazzo.
L’anomalia italiana che fonda la propria esistenza su una
Costituzione Laica, sulla carta, ma sostanzialmente confessionale nella pratica
politica si è riprodotta anche in questi giorni, sciupando l’occasione per
risolverla, almeno nella figura Istituzionale che la rappresenta.
E pur apprezzando coloro, a parte il Movimento di Grillo,
che sino in fondo hanno sostenuto e votato Stefano Rodotà, non possiamo non
addebitare la carenza di “motivazioni” che li hanno spinti a tale scelta e alla
successiva coerenza nel voto. Tra le tante qualità che si accreditavano a
Rodotà quella dell’uomo politico “Laico” e indipendente, sostenitore di tante
battaglie in nome della difesa del dettato costituzionale, non sono state
sufficientemente fatte risaltare, annacquate nelle logiche di schieramento e di
potere.
Pessimo esempio della generale “rappresentanza” laica nelle
Istituzioni che siede tra i banchi del Parlamento.
Pubblicato il 21
aprile 2013
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DEDICATO A QUANTI NON CONOSCONO LA STORIA DELLA
POLITICA ITALIANA
Scrivo questa nota alle ore 16 di sabato
20 aprile, mentre in Parlamento si vota per la sesta volta il Presidente della
Repubblica. Il (ri)candidato, allo stato dell’arte è Giorgio Napolitano,
pregato dalle maggiori forze politiche di soprasedere alla decisione di
ritirarsi a vita privata vista la loro inadeguatezza a scegliere
un’alternativa.
Molto probabilmente sarà la tornata
decisiva e, prescindendo dai risultati sempre aperti alle più improbabili
conclusioni, con altrettanta probabilità avremo presto anche un Governo
formalmente funzionante.
La conclusione di questa elezione, tra
polemiche e commenti non sempre ponderati e coerenti, dovrebbe essere letta in
un’univoca direzione: “la sconfitta della politica così come è stata intesa e
gestita dalle forze politiche presenti”. Addebitare a Giorgio Napolitano le
colpe di questa Waterloo oltre che ad essere ingiusta è anche sinonimo di
assoluzione dei veri responsabili.
Per coloro che giudicano Napolitano “Il
peggior Presidente della Repubblica Italiana”, oltre che consigliare di fare un
corso accelerato di Storia della Politica Italiana contemporanea”, vorrei
ricordare alcuni suoi predecessori che senza dubbio meriterebbero tale definizione:
Antonio Segni 1962 - 1964
Segni e il Piano Solo
Come il suo predecessore, Segni era
particolarmente vulnerabile alla personalità del generale Giovanni De Lorenzo,
comandante dell'arma dei carabinieri, ex partigiano ma di convinzioni
monarchiche.
Costui, il 25 marzo 1964, si era
incontrato con i comandanti delle divisioni di Milano, Roma e Napoli ed aveva
posto in essere un piano finalizzato a far fronte a una situazione di estrema
emergenza da parte dei carabinieri e "solo" essi (Piano Solo). Il piano
prevedeva l'individuazione di 731 uomini politici e sindacalisti di sinistra e
il loro trasferimento in Sardegna in una base militare NATO, il presidio della
RAI-TV, l'occupazione delle sedi dei giornali di sinistra e l'intervento
dell'Arma in caso di manifestazioni filocomuniste.
Sotto il suo mandato nominò Fernando
Tambroni Presidente del Consiglio, al quale sono da attribuire morti e feriti
negli scontri di Genova e Reggio Emila tra le forze di polizia e i lavoratori
che manifestavano.
Giovanni Leone 1971 - 1978
A partire dal 1975 Leone e i suoi
familiari si erano trovati al centro di attacchi violentissimi e insistenti,
mossi soprattutto dal Partito Radicale di Marco Pannella, dal settimanale
L'Espresso: essi furono riversati nel libro Giovanni Leone: la carriera di un
Presidente, che la giornalista Camilla Cederna nei primi mesi del 1978 pubblicò
per Feltrinelli. Oltre ad amicizie discutibili negli ambienti della finanza
d'assalto e a rimescolature di un vecchio dossier del generale De Lorenzo sulla
vita privata della moglie, nel 1976 incominciò a circolare un'indiscrezione,
secondo la quale sarebbe stato Leone stesso il personaggio chiave attorno al
quale ruotava lo scandalo Lockheed (illeciti nell'acquisto da parte dello Stato
italiano di velivoli dagli USA), con il nome in codice Antelope Cobbler, ma le
accuse avanzate contro Leone non furono mai provate. Dopo il rapimento e
l'assassinio di Aldo Moro (16 marzo - 9 maggio 1978), le polemiche ripresero in
maniera più virulenta e il PCI chiese formalmente per primo le sue dimissioni,
che Leone stesso annunciò agli italiani il 15 giugno 1978 in un messaggio
televisivo.
Francesco Cossiga 1985 - 1992
Nel 1966, quando entrò per la prima
volta al governo, Cossiga ricevette la delega, come Sottosegretario alla
Difesa, a sovrintendere Gladio, sezione italiana della rete Stay Behind,
organizzazione segreta dell'Alleanza Atlantica (di cui facevano parte anche
Austria e Svezia).
Le asserite responsabilità di Cossiga
nei confronti di Gladio furono confermate dal medesimo interessato che, ancora
presidente, ammise con fierezza, in un'esternazione a Edimburgo nel 1990, la
parte avuta nella sua messa a punto, in quanto sottosegretario al Ministero
della Difesa tra il 1966 e il 1969[23] e si autodenunciò con un documento
inviato alla Procura di Roma, in seguito alla denuncia dell'ammiraglio Martini
e del generale Inzerilli come responsabili di Gladio. Nel documento dichiarò:
«Rivendico in pieno la tutela di quarant'anni di politica della Difesa e della
sicurezza per la salvaguardia dell'integrità nazionale, dell'indipendenza e
della sovranità territoriale del nostro Paese nonché della libertà delle
istituzioni, anche al fine di rendere giustizia a coloro che agli ordini del
governo legittimo hanno operato per la difesa della Patria»
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