A proposito di Erri De Luca
A proposito dell'assoluzione di
Erri De Luca. Pur partendo dal principio che non mi piace criticare le sentenze
emesse dai Giudici, in generale, trovo singolare la dichiarazione di De Luca in
Tribunale: "Anche Mandela e Gandi invitavano al sabotaggio,
quindi.....ecc.ecc.". Forse per uno scrittore il significato di sabotaggio
(Reato consistente nel danneggiamento intenzionale di edifici o macchinari di
un'azienda, di impianti, materiali o servizi di pubblica utilità) equivale a quello
di boicottaggio (L'atto di frapporre un ostacolo alla riuscita di qualcosa) e
quindi equipara un danneggiamento ad un atto d'impedimento alla riuscita di
qualcosa.
Ma nelle fragili menti di alcuni estremisti tale incitamento ha ben
altro significato: distruzione, magari anche con danni personali e non solo
economici, a beni o cose (senza escludere persone che si trovano sulla loro
strada) a scopo terroristico. Forse più che un Giudice, a chiarire il
significato delle parole di De Luca e la loro reale ricaduta sull'opinione
pubblica, si sarebbe dovuto esprimere qualche esperto di "semantica".
Oltretutto De Luca, scrittore
che nell’accezione specifica dovrebbe conoscere la lingua italiana e il
significato delle parole, nella sua affabulazione oratoria ha pure commesso due
errori storici:
Citando Mandela ha dimenticato la situazione in cui versavano le popolazioni indigene a quel tempo, soggette a dure repressioni e ghettizzate nel Sud Africa anglo – boero. Era una questione di sopravvivenza per un popolo e non contenuti ideologici.
Citando Mandela ha dimenticato la situazione in cui versavano le popolazioni indigene a quel tempo, soggette a dure repressioni e ghettizzate nel Sud Africa anglo – boero. Era una questione di sopravvivenza per un popolo e non contenuti ideologici.
Citando Gandhi, ha mistificato il suo pensiero e il suo fine: la disobbedienza civile (boicottaggio) non ha nulla a che vedere con il sabotaggio.
Cattivo maestro, lo scrittore ?
Gallicu
20 ottobre 2015
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I nuovi muri d’Europa
Con la caduta del muro di Berlino, nel 1989, si pensava che
finalmente l’Europa chiudesse l’ultimo capitolo della seconda Guerra Mondiale e
degli accordi di Yalta che la dividevano verticalmente dal nord al sud e
mettevano in risalto lo stato di conflitto tra le due ideologie: quella
occidentale e quella, comunista, orientale.
Con la caduta di quel muro, e la conseguente ricaduta sulla
rincorsa al “primato ideologico”, ci si augurava che l’Europa ritrovasse le
condizioni e le motivazioni per instaurare un futuro di pace e di prosperità
duraturo e immune da nuove avventure nazionalistiche e nostalgiche.
Purtroppo solo in parte l’augurio e la speranza di quel
periodo si sono concretizzati nella costruzione di una società più solidale,
tollerante e, in buona sostanza, più democratica.
Ciò che in questi anni ha prevalso è stato l’aspetto
economico – finanziario, lasciando tutto il resto alla mercé degli egoismi
nazionali e degli interessi elettoralistici dei vari Partiti o alleanze che li
governano.
Il “primato economico” si è visto all’opera nei confronti
della Grecia, il “primato etnico – elettoralistico” lo vediamo oggi con la
riproposizione di altrettanti “muri”, non più dal nord al sud bensì dall’ovest
all’est nell’Europa meridionale.
Muri diversi, alcuni fatti solo, si fa per dire, di
contrapposizione intollerante verso il “diverso”, il povero che per necessità
dovute alle guerre o alla fame, cerca ospitalità in Paesi più abbienti; altre
vere e proprie barriere di filo spinato e lastre di cemento che separano
nazioni, magari appartenenti alla stessa Comunità Europea.
Peggiore ancora il previsto varo di leggi, in questi Paesi,
che inserendo il reato di clandestinità nei loro ordinamenti giuridici, li
accompagnano con pene detentive non irrilevanti.
Non basta, pertanto, che la Comunità Europea si sia decisa
ad affrontare il tema dell’accoglienza con le famigerate e tardive “quote”, ma
ora è altrettanto necessario che sia la politica ad avere il sopravvento sugli
egoismi nazionali imponendo un “codice” comune che uniformi il trattamento e le
norme dell’accoglienza e della distribuzione legate strettamente alle singole
capacità economiche dei vari Paesi e istituendo, in parallelo, una ripartizione
di aiuti economici che sopperiscano alle singole difficoltà.
Credo sia giunto il momento d’affrontare il nodo
fondamentale che determinerà la possibile evoluzione politica dell’Unione
Europea: la scelta di Organismi sovrannazionali che gestiscano la politica (con
la P maiuscola) di quella che avrebbe dovuto essere una comunità di Stati credibile
e affidabile nel contesto mondiale delle Nazioni.
Spetta ai nipoti dei Padri Fondatori realizzare quest’obiettivo,
i figli hanno già dimostrato l’inadeguatezza.
Gallicus
13 settembre 2015
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Il sindaco di Spirano, un paesotto della Bassa pianura bergamasca, ha
deciso di non commemorare il 25 aprile con la motivazione che: “…. è un giorno
come un altro.”. E prosegue affermando che: “Probabilmente è l'unico giorno dell'anno
in cui a Spirano non si fa niente. I più illuminati possono festeggiare San
Marco e la Serenissima Repubblica Veneta.”
Il sindaco, ovviamente un leghista “illuminato”, ritiene il giorno
della liberazione dell’Italia dalla dittatura fascista e dall’occupazione
nazista, insignificante rispetto alla conquista della libertà e della
democrazia di un popolo.
Per la vita delle persone, ogni giorno dell’anno è uguale rispetto a
quello precedente e a quello successivo, le ventiquattro ore si susseguono da
quando esiste il mondo e non sono certamente le festività o le ricorrenze
stabilite dall’uomo che la possono modificare.
Ma se il signor sindaco di Spirano che affronta il problema filosofico
dell’esistenza umana in tal modo, non comprendo perché inviti a festeggiare San
Marco e la Repubblica di Venezia. Meglio ancora la Sagra di primavera, in un
estremo ricordo del balletto di Sergej Djagilev, su musica di Igor' Stravinskij.
Un giorno, un giorno come un altro
La gente, la gente che lavora
Le strade, le strade sono piene di mille e mille parole
Un giorno, un giorno come un altro
Io passo tra la gente senza dire niente
Un giorno, un giorno come un altro mi ricordo di te
Un giorno, un giorno come un altro
La gente, la gente a mezzogiorno cammina verso casa
Racconta, racconta qualcosa di nuovo
Un giorno, un giorno come un altro io passo tra le gente
Non succede niente
Ma il primo cittadino di Spirano, forse, non avrebbe proprio niente da dire.
La gente, la gente che lavora
Le strade, le strade sono piene di mille e mille parole
Un giorno, un giorno come un altro
Io passo tra la gente senza dire niente
Un giorno, un giorno come un altro mi ricordo di te
Un giorno, un giorno come un altro
La gente, la gente a mezzogiorno cammina verso casa
Racconta, racconta qualcosa di nuovo
Un giorno, un giorno come un altro io passo tra le gente
Non succede niente
Ma il primo cittadino di Spirano, forse, non avrebbe proprio niente da dire.
22 aprile 2015
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I Fatti di Genova: responsabilità morali, politiche e penali.
I fatti
della scuola Diaz sono avvenuti durante lo svolgimento del G8 di Genova nel 2001; tra le ore 22 e mezzanotte,
nelle scuole Diaz, Pertini e Pascoli, divenute centro del coordinamento del Genoa Social Forum, guidato da Vittorio Agnoletto, facevano irruzione i Reparti
mobili della Polizia di Stato con
il supporto operativo di alcuni (non tutti) battaglioni dei Carabinieri. Furono fermati novantatré attivisti e furono portati
in ospedale sessantuno feriti, dei quali tre in prognosi riservata e uno in
coma. Finirono sotto accusa 125 poliziotti, compresi dirigenti e capisquadra,
per quello che fu definito un pestaggio da "macelleria messicana" dal
vicequestore Michelangelo Fournier..
Ripercorriamo
sommariamente gli eventi e analizziamo, cercando di essere obiettivi, anche le
varie omissioni, superficialità, strumentalizzazioni e responsabilità che non
solo la Forza Pubblica ma anche gli “organizzatori” della manifestazione hanno
determinato il tragico finale.
Partiamo dagli
organizzatori: i “responsabili” del
corteo erano a conoscenza della forte infiltrazione di “Black Bloc”, provenienti
anche da altri Paesi Europei, che avrebbero commesso azioni provocatorie per
giustificare l’intervento della Forza Pubblica. Questo fatto è il motivo per
cui le Organizzazioni Sindacali, CGIL
in testa, che avevano originariamente aderito all’iniziativa, ne
presero le distanze invitando i propri partecipanti dall’astenersi dallo
sfilare.
Nonostante queste
informazioni gli Organizzatori, con il signor Vittorio Agnoletto in prima fila,
le ritennero eccessive e lasciate trapelare ad arte per svuotare il corteo
previsto.
Le Forze dell’Ordine non
presero seriamente in considerazione le informazioni provenienti dalle analoghe
Istituzioni dei vari Paesi Europei che segnalavano numerosi e agguerriti gruppi
di facinorosi che si dirigevano verso i valichi di frontiera italiani. Questo
fatto permise all’introduzione in Italia anche di elevati quantitativi di armi
improprie che furono in seguito utilizzate da costoro per rendere infuocata
(letteralmente parlando) la coda della manifestazione con gravi danneggiamenti
a negozi, automobili e arredi urbani.
Ancora le Forze dell’Ordine,
schierate in pratica solo attorno alla zona off limits, non intervennero invece
sui devastatori che indisturbati, alle spalle del grosso del corteo, compivano
gli atti vandalici e delinquenziali. Il questore, pertanto peccò se non di
omissione strumentale di corretta disposizione delle forze in suo possesso, certamente
non fu all’altezza di governare una situazione straordinaria e servirsi delle
informazioni in suo possesso per circoscrivere le azioni dei Black Bloc.
Il ministero degli Interni,
a sua volta, sottovalutò (quanto strumentalmente?) le informazioni in suo
possesso e non fornì adeguato sostegno di personale antisommossa al Questore di
Genova, in grado non solo di presidiare la zona rossa ma anche di delimitare il
raggio d’azione dei violenti e, intervenendo immediatamente per riuscire ad
arrestarli.
In buona sostanza, fermo
restando la gravità che ha in seguito determinato il gravissimo episodio della
Scuola Diaz e dopo di quello, forse ancor più grave della Caserma del reparto
mobile di Genova Bolzaneto, l’irresponsabilità di molti, da ambo le
parti, permise una conclusione tragica e dolorosa in cui furono coinvolti non i
veri responsabili delle azioni criminali ma persone che avevano l’unico torto
di essere presenti a una normale manifestazione di protesta e non di una
mattanza.
Responsabilità anche
morali, da parte di una frangia degli organizzatori, politiche, da parte di un
Governo di destra che voleva dimostrare di saper usare il pugno di ferro verso gli “eversivi”, e
penali, da parte di una Polizia mal guidata e con estremo uso di violenza
vendicativa a posteriori, che furono certamente gli ingredienti di quelle
tristi e famose giornate. La Magistratura, prima, e la Giustizia, poi, non
hanno saputo o non hanno voluto individuare e punire con la dovuta severità gli
“attori” di quei fatti.
Purtroppo, anche a quel
tempo, i mass media amplificarono solo gli episodi di violenza (da parte dei
partecipanti) e non fecero alcuna analisi sulle cause e sugli effetti.
Gallicus
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Il famoso “calcetto nel sedere” ora è diventato una cannonata?
Il Papa: basta uccidere i
cristiani Il mondo non sia inerte e muto.
La
comunità internazionale non sia «inerte e muta» di fronte all'«inaccettabile
crimine» delle persone uccise per il solo fatto di essere cristiani: «si tratta
di una preoccupante deriva dei diritti umani più elementari».
Questa
notizia, pubblicata oggi sui vari quotidiani telematici e diffusa dai
telegiornali di tutte le televisioni nazionali, potrebbe sembrare “ovvia” ma
riflettendo un attimo mi pare molto di parte e comunque un incitamento a
interventi che, allo stato dell’arte, sono interpretabili come invocazione ad una “guerra santa”.
Santa
perché invocata in difesa di una comunità religiosa ben identificata e non
generalizzata a tutte le vittime, in massima parte non cristiane, che sono
massacrate ogni giorno dai fanatici guerriglieri musulmani (di parte).
Bellicosa
perché, in buona sostanza e poiché la “diplomazia” nulla può fare con un
fantasma, vale a dire il fanatismo che non ha identificazione in un singolo
soggetto politico, ha dimostrato tutta la sua incapacità di risolvere pacificamente
le stragi in atto.
Ciò
che accade nei Paesi musulmani non è una classica guerra tra due nazioni, non
ha un campo di battaglia dove i due eserciti contrapposti possono essere divisi
pacificamente (?) da una terza forza d’interdizione, non ha una classe politica
cui rivolgersi per risolvere le situazioni di contrasto, è semplicemente una
carneficina ideologica e, in alcuni aspetti, tribale che si sparge a macchia di
leopardo in zone difficilmente controllabili da qualche sparuto “casco blu”.
In
buona sostanza è una guerra che richiede un potente schieramento di truppe, con
armamenti adeguati e lunghi anni di battaglie isolate anche se ben più
pericolose di una linea di fronte.
E,
questa volta, dopo le esperienze della Somalia, dell’Afganistan e dell’Iraq, l’Occidente
non ha nessuna voglia d’impantanarsi in altre avventure di quel tipo.
Infine
una piccola annotazione da laico impenitente: perché mai strapparsi le vesti
per i cristiani che muoiono. In epoche lontane erano considerati martiri che
avrebbero avuto immediatamente accesso al Regno dei Cieli. Ora c’è qualche
dubbio anche su questo?
Gallicus
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La nuova destra
Da Partito localista, autonomista, secessionista, le Lega vuole
diventare un Partito nazionalista, ricettore di consensi della destra xenofoba,
antieuropeista e fascista.
Non commettiamo lo stesso errore che, in passato, molti “esperti”
politologi fecero nel sottovalutare la sua durata e il suo percorso. Dalla
raccolta di voti dal serbatoio democristiano dei piccoli imprenditori e del
ceto cattolico - conservatore, vasto e opportunista, del nord è passata a
quella dei delusi del “grillismo”, deluso dall’inconcludente sterile moralismo
e aventiniano dei seguaci del comico genovese.
L’attrazione che oggi la Lega esercita sull’opinione
pubblica riflette la delusione dell’elettorato nei confronti di una Governo,
che pur a guida piddina e definendosi di centro sinistra, adotta provvedimenti
mutuati dalla destra berlusconiana e penalizzanti nei confronti delle classi (se
così possiamo ancora definirle) più deboli e ancor peggio tutelate dalla crisi
non ancora risolta.
A tutto ciò si somma la caduta verticale della credibilità
nei confronti di un’Europa sempre più avviluppata su questioni di carattere
finanziario ed economico, gestite in buona sostanza dalla Germania che, di
fatto, penalizzano le nazioni più deboli tra cui anche l’Italia.
Il tentativo di fare da sponda alle forti critiche espresse
dal sindacalismo in generale, ma in particolare a quello cigiellista, nei
confronti delle politiche occupazionali e normative del Governo Renzi; la
facile appropriazione di un “terrorismo psicologico” che addebita agli
extracomunitari ogni sorta di azioni delinquenziali, fa la somma con un
elettorato privo, da tempo, d’ideologie rassicuranti e omologanti.
L’unica “diga” che, allo stato dell’arte, può opporsi alla marea
nazional – leghista sono ancora una volta Berlusconi e Forza Italia. Volenti o
nolenti dobbiamo ammettere che non sarà certamente il PD a togliere spazio a
questo “fermento”, tantomeno Grillo, sempre più aventiniano e politicamente insignificante,
ma la destra europea anche se nel nostro Paese ha come leader un pregiudicato
deriso, politicamente, dall’Europa.
In buona sostanza, Renzi e Berlusconi, nonostante tutto,
saranno ancora gli arbitri del prossimo futuro politico italiano. L’alternativa
potrebbe essere una destra omofoba, razzista, isolazionista e, per analogia,
molto simile al fascismo, sia pure aggiornato al ventunesimo secolo.
Pubblicato il 1 marzo 2015
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Corsa alla diligenza o alla scialuppa di salvataggio?
Le improvvise “conversioni” di Parlamentari che individuano,
ora, nel PD il Partito che interpreta le loro naturali aspirazioni sociali e
politiche, mi paiono, quantomeno, sospette.
Che il partitino, fondato a suo tempo da Mario Monti, avesse
avuto una vita travagliata sin dall’inizio, era un fatto evidente.
Il suo primo errore, lo fece fatto con presunzione e
nonostante i consigli contrari dell’allora Presidente Napolitano di rimanere
come “risorsa” e non come attore nella galassia politica italiana sin troppo
affollata, convinto da un’incoronazione popolare. E già questo fatto denotava
una scarsa conoscenza dell’elettorato da lui e dal suo Governo massacrato in
nome dell’Europa !!
Il secondo errore fu di pensare che senza un sufficiente e
autonomo sostegno di risorse finanziarie, decisivo per tutti i Partiti, potesse
creare una formazione politica alternativa alla destra berlusconiana.
Il terzo e decisivo errore, la mancanza di carisma e di
passione per dedicarsi alla vita politica di un uomo che aveva sempre dedicato
la sua vita alla “professione” e alla “docenza” universitaria.
In buona sostanza il Centro è vuoto, lo aveva colmato la
vecchia DC rappresentando con le correnti la destra, non dichiaratamente,
fascista e la sinistra cattolica. La posizione di Scelta Civica era un’anomalia
da purgatorio, senza alcuna possibilità d’incidere se non come “cespuglio”
d’integrazione di voti per l’uno o l’altro schieramento nell’ormai evidente
bipartitismo. Non considero il Movimento cinque stelle, perché avulso dal
contesto politico istituzionale per sua volontà.
Era quindi naturale che, dopo la separazione in casa con
l’NCD, una decisione dovesse essere assunta dai pochi parlamentari rimasti in
SC e poco ascoltati da Alfano.
La scelta, anche in virtù di nuovi possibili scenari che, a
breve si può ipotizzare, non poteva essere ulteriormente rinviata: il “carro”
del possibile vincitore era a portata di mano e la “scialuppa di salvataggio”
era già stata calata: bastava salirci sopra senza attendere che i posti fossero
esauriti.
Quanto tutto ciò sia merito di Renzi, è tutto da dimostrare,
senza dubbio ha influito maggiormente la determinazione dei “transfughi” di
pararsi le spalle e di cercare un salvataggio prima dell’eventuale ciclone
elettorale.
Che considero ostinatamente non molto lontano nel tempo,
senza dubbio non prima dell’approvazione finale della nuova legge elettorale,
ma nemmeno molto dopo.
Pubblicato il 7 febbraio 2015
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Matteo Renzi ha fatto ….centro !
Non è un anagramma ma solo una constatazione, pragmatica, del “capolavoro” del fiorentino. Con un colpo, suo o di chi l’ha consigliato, ha spiazzato in contemporanea la sinistra Dem del partito, sia l’intero centro destra. La proposta “secca” del candidato Mattarella aveva alternative?
Senza ridiscutere il trascorso politico di Mattarella, vorrei solo porre l’accento, da laico, su alcune incongruenze tra l’entusiasmo “sinistro” e le sue note convinzioni, legittime, in fatto di laicità.
Cito testualmente: “Papa Francesco, Renzi e Mattarella, seguaci di San Francesco, sono persone colte e perbene ma accumunate da una credenza religiosa, quella cattolica e/o cristiana. Credenza legittima e rispettabile, al pari di altre, se non entrasse spesso in rotta di collisione con le prerogative e con le peculiarità di uno Stato laico, che legifera per la comunità intera, e non teocratico, per cui quel che per la credenza religiosa è un peccato, come il divorzio, l’aborto, l’eutanasia, l’eterologa o la contraccezione, si tende e si pretende di elevarlo a legge con relativi divieti e restrizioni.”
Quanto di tale descrizione coincida con la “laicità” e il rispetto della nostra Costituzione, e con l’assunzione di un incarico che ne assicuri il rispetto, sarà tutto da verificare nel prossimo futuro. Da questo lato, credo che dovrebbe assicurare maggiormente la componente centrista e destrorsa del Parlamento, rispetto ai “presunti” laici di sinistra.
Che la strada indicata da Renzi, con questa mossa, potesse essere vincente, nessuno lo dubita ma forse poteva essere più “addolcita” mettendo in ordine, nella lista dei candidati, prima un laico, almeno salvando la faccia, e successivamente il possibile vincitore.
Aver messo in difficoltà Alfano e Berlusconi non è sufficiente per accreditarsi come “genio politico” del momento, così come inneggiare alla supremazia politica del Partito Democratico, con una mossa, tutto sommato “centrista”, non mi pare assolutoria per la sinistra Dem e altri “compagni” che hanno subito e non “contribuito” a questa soluzione.
Ragioni si Stato? Posso accettare la giustificazione non l’apologia del risultato.
Pubblicato il 1 febbraio 2015
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Il discorso del Presidente Napolitano
Il Presidente della Repubblica ha fatto un discorso che a
molti non è parso all’altezza della sua posizione.
Non condivido questa interpretazione per diversi motivi.
Discorso
Istituzionale: E’ vero che non ha accentuato, in modo specifico e puntuale,
le diverse problematiche che ancora devono essere risolte da parte della nostra
politica. D’altra parte l’ha fatto non solo nei precedenti otto discorsi annuali,
ma in ogni situazione si trovasse a esternare. Pochi giorni orsono li ha
ripetuti alla presenza dei Rappresentati del Parlamento, del Governo e della
Diplomazia.
Discorso politico: Dobbiamo
sempre ricordare che il Presidente della Repubblica è il Garante della
Costituzione e non un politico di parte. Oltre a bloccare provvedimenti in
evidente “odore” d’incostituzionalità, non può fare altro. Può suggerire o dare
proprie interpretazioni a provvedimenti in discussione ma poi è compito del
Parlamento e del Governo redigere gli Atti e le Norme di tali provvedimenti.
Che siano di sinistra o di destra non spetta al Presidente della Repubblica
esprimere giudizi e/o bloccarli.
Responsabilità
personali: Ricordiamoci sempre che
il suo secondo mandato è stato richiesto dalle Forze Politiche perché non in
grado di formare una maggioranza atta a eleggere un’altra personalità La sua
accettazione era, ed è sempre rimasta, subordinata all’eccezionalità del
momento e all’accordo che fossero avviate le Riforme da lui sempre invocate e,
dalle forze politiche, sempre disattese. L’indirizzo di tali Riforme non era di
competenza del Presidente della Repubblica bensì del Parlamento. Sarebbe
assurdo se non arbitrario ritenerlo responsabile della “forma” e del
“contenuto” di esse.
Discorso umano: Napolitano ha ricordato altresì il dovere di
un Capo di Stato: !Quello di essere in grado, fisicamente e mentalmente, di
assolvere i compiti che gli sono attribuiti dalla Costituzione. Ha onestamente
ammesso di non essere in grado di continuare in tale compito e ne trae le
dovute conseguenze. Nel contempo ha ricordato che sarebbe opportuno che anche
il popolo italiano si debba far carico della governabilità del nostro Paese
senza, sempre, addossare ad altri le responsabilità dell’attuale stato.
Mi pare che detto ciò non ci si potesse aspettare nulla di
particolarmente eclatante se non le possibili, e immancabili, disquisizioni da
“chiacchiericci salottieri”, ai quali non sfugge l’occasione per distinguere i
vari colori dell’arcobaleno sulla propria e personale scala cromatica.
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Le due “cooperanti”.
Passato il primo momento di “euforia buonista” per il
rilascio delle due ragazzine, ingenue idealiste e incoscienti, cominciano ad
affiorare retroscena che ripropone i dubbi di quanti, me compreso, hanno
sollevato in relazione alla strumentalizzazione di “cattivi maestri” che ne
hanno determinato la loro prigionia e la richiesta di riscatto.
Il termine “cooperanti” utilizzato sia dal Governo sia da
quanti hanno voluto, in tal modo, rendere più leggera la loro colpa, dovrebbe
essere altrimenti utilizzato proprio da quegli Enti e Associazioni che con
professionalità e serietà svolgono tale compito. Non comprendono che
identificare con questo termine un esempio di superficialità individualistica,
all’opposto, squalifica la loro importante mission e la rende sospetta di
fronte all’opinione pubblica.
La soddisfazione per la loro liberazione, prescindendo
dagli aspetti economici secondari rispetto alla tutela della vita umana, non si
deve confondere con il giudizio di merito e con la riprovazione per atti
inconsunti e forieri di conclusioni che potrebbero, anche non essere positive
come questa.Pubblicato il 18 gennaio 2015
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Tsipras in Grecia,
chi in Italia ?
Ciò che è successo in Grecia non può funzionare anche nel
nostro Paese. In primo luogo perché non abbiamo una Sinistra Radicale
credibile, e, secondariamente, perché ciò che si “definisce” sinistra non ha un
Leader carismatico, non xenofobo, non razzista, non pregiudizialmente anti
europeo.
Da ultimo, e non secondario, il vizio italiano di diversi su
tutto in nome del proprio “particolare”, storicamente generato dall’infausto 21
gennaio 1921 che ancor oggi pesa sull’unità della sinistra di casa nostra.
Il Partito di Tsipras, Syriza, ha avuto l'intelligenza di
raggruppare milioni di persone sotto l'idea di cambiarla l'Unione Europea e non
di distruggerla. Anche se sarebbe stato molto più facile al livello nazionale
puntare tutto su l'odio e sullo schifo che in questi anni il popolo greco ha
avuto verso questa Europanazionale puntare tutto su l'odio e sullo schifo che
in questi anni il popolo greco ha avuto verso questa Europa.
Anche Tsipras dovrà tener conto dell’alta percentuale delle
astensioni, ma questo non ha impedito, alla sua formazione politica, di
emarginare le frange più oltranziste riconducendo il disagio della popolazione
greca alla logica della “forte ri-negoziazione” dell’austerità, intesa come
possibile soluzione del rilancio economico e occupazionale europeo.
Tsipras ha capito che le “Riforme” istituzionali, fine a se
stesse, non portano alcun vantaggio alla “società” se non accompagnate, in
molti casi precedute, dall’attenuazione di quelle economiche e sociali. Il
rilancio economico non avviene riscrivendo la “legge elettorale” o inserendo
modifiche costituzionali, bensì agendo su quei fattori che impediscono la
crescita quali la povertà e l’occupazione.
Sicuramente la Grecia è partita da una situazione
particolarmente difficile dopo anni di gestione zeppa di superficialità, (c'è anche da dire che
oltre all'età pensionabile relativamente bassa, la Grecia ha sempre concesso agevolazioni
e benefici fiscali molto più alti rispetto agli standard Europei), di una
massiccia evasione fiscale e un calo nel settore turistico, trascinando nel
baratro la Grecia.
E
in Italia?
Le
forze politiche antagoniste, non invischiate nell’attuale forma, esplicita o
implicita, di Governo che possono identificarsi con la “primavera” greca, sono,
allo stato dell’arte, molto vaghe, indistinte e soprattutto poco credibili.
Alcune per il loro fondo esplicitamente razziale e xenofobo, altre riducono la
complessità dei problemi all’autarchia monetaria ed economica.
Il
resto è cronaca di tutti i giorni: dichiarazioni più o meno entusiaste,
velleità risibili e autoreferenziali ma, nella sostanza, prive di organicità e
di sostegno programmatico. E, da ultimo, prive di una “mente coagulante”.
Pubblicato
il 26 gennaio 2015
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